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feb
20
2012
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da Schegge di Bengala di padre Franco Cagnasso

Due robusti giovani chiacchierano tranquillamente tenendo in braccio Martin, che per un incidente è rimasto paralizzato. Muove solo le braccia e la testa, non può sedersi, vive sdraiato su una rudimentale lettiga a rotelle. Sono preoccupato: ce la faranno? Sul grosso autobus parcheggiato nella stradetta altri giovani armeggiano, provano, tirano, spostano, portano su mattoni recuperati da qualche parte, corde… Ci siamo, ancora una volta l’arte di arrangiarsi ha vinto e la barella è fissata in modo che a me pare terribilmente precario, ma invece reggerà a due giorni di viaggi, sarà scaricata e ricaricata molte volte, senza inconvenienti. Martin viene sdraiato, ora si caricano carrozzelle e grucce varie, con ragazzi e ragazze che si sistemano allegramente sui sedili. Partiamo per un picnic di lusso da Rajshahi, tappa a Bonpara per vedere la nuova chiesa e il seminario e pranzare, poi a Zirani, visita al nuovo centro per lavoratori  e pernottamento (sul pavimento). Il giorno dopo a Dhaka, con il pezzo forte: il Planetarium, seguito dalla passeggiata al parco, il pranzo nella parrocchia di Tejgaon con il simpaticissimo parroco p. Gabriel Corraya che serve i ragazzi a tavola, e sulla via del ritorno una tappa ancora al Monumento dell’indipendenza del Bangladesh. Le mie preoccupazioni e tensioni si sciolgono lentamente, vedendo come i ragazzi sono organizzati, si aiutano a vicenda, e come suor Dipika, che sembra perennemente distratta, segue invece tutto con grande discrezione e saggezza: qualche indicazione quasi sotto voce, e tutto fila liscio.
Penso a P. Mariano Ponzinibbi, che ora certo si diverte con noi in cielo. Aveva messo le basi di questo ostello – ora chiamato Snehonir (cioè “Casa dell’affetto”), raccogliendo ad uno ad uno bimbi e bimbe con handicap vari, e altri poveri o orfani ma senza handicap, per non creare un ghetto, e insegnare a stare insieme, aiutarsi, aprirsi una strada nella vita nonostante le avversità. Martin, sulla sua lettiga, ce l’ha fatta, ora vive con la mamma e si guadagna il riso lavorando come contabile. Altri stanno arrivando, Flora ha preso il diploma e sta cercando lavoro… Ma tutti sentono che questa è la loro famiglia, tornano appena possono, continuano a condividere.
Due giorni intensissimi. Pensavo: la sera del secondo giorno, appena in autobus per tornare crolleranno tutti addormentati. Macché! Sui sedili muovendo spalle e braccia quando le gambe non reggono, o nel corridoio, canti e danze scatenati per tutto il percorso ai ritmi infernali delle moderne danze indiane, fino all’arrivo alle 11 di sera.
Una grande gioia per loro – e per me.

Written by Raffaele Balivo in: Senza categoria |
feb
10
2012
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Con occhi diversi

Articolo tratto dal Blog di padre Franco Cagnasso http://cagnasso.missionline.org/ missionario del Pime

Nel breve viaggio compiuto in Italia per visite mediche, ho portato con me Mong Yeo, il giovane che ha fondato e gestisce con grande impegno un ostello di oltre 85 ragazzi e ragazze per le minoranze tribali del sud est – ne ho parlato varie volte in queste “Schegge”. Era la prima volta che usciva dal Bangladesh, e non e’ stato facile persuadere la polizia di frontiera bengalese che quell’uomo semplice, scuro di pelle, con abiti dimessi e con il passaporto intonso aveva ottenuto legalmente il visto turistico per l’Italia. In pochi giorni trascorsi insieme a Roma e poi in Lombardia, ho raccolto alcune sue riflessioni su cio’ che vedeva, e ascoltava.
Grande stupore ed entusiasmo per l’antichita’ di edifici e arte, e per la genialita’ dei nostri antenati che hanno costruito cupole, innalzato colonne gigantesche, trasportato acqua a distanze incredibili senza i mezzi tecnici di oggi.
Invidia meravigliata per il traffico ordinato, la pulizia, il senso di benessere che si respira ovunque.
Gran noia per i lunghissimi pasti che non si sa mai quando finiscono e quante portate abbiano…
Una domanda preoccupata: “Siete meravigliosi, e con una tradizione di grande fede. Ma ho letto che ora non fate piu’ figli, e vedo che tanti stranieri vengono a stare qui da ogni parte. Se il vostro popolo finisce, chi custodira’ e valorizzera’ tutte queste cose? Come continuerete ad arricchire il mondo con il vostro genio?”
Tanta gioia per l’accoglienza fraterna di molti, per la scoperta che s’interessano al suo Paese, ai “suoi” aborigeni, e aiutano. Un sorriso perplesso per qualcuno che in strada, vedendolo scuro, si allontana.
Un’impressione: “Guardo, e mi sembrano tutti ricchi. Ma mi sembra anche che molti non abbiano il cuore contento”.
“Chissa’ perche’, con questo freddo, portano la gonna cosi’ corta!”
Il cibo? Un poco di perplessita’ nei primi due giorni, ma poi nessuna difficolta’, anzi. Deliziose le castagne.
L’acqua gassata… una schifezza.
Ma quanto parlate voi italiani!
“Vi ammiro tantissimo, per mille motivi, siete pieni di iniziative bellissime, per la pace, la giustizia, la preghiera. Ma mi pare che dovreste curare di piu’ la formazione dei vostri giovani.”
Una galleria lungo la superstrada: meraviglia mai vista e da filmare.
Il marmo: ma come fanno a produrre lastroni di cemento cosi’ belli?
L’indicibile gioia di rotolarsi nella neve.
Il pensiero sempre rivolto ai suoi ragazzi. Per loro abbiamo portato 4 chili di marron glace’ e un taleggio intero da assaggiare.

Written by Raffaele Balivo in: Senza categoria |
gen
26
2012
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Io ricordo…

anna-frank È davvero meraviglioso che io non abbia lasciato perdere tutti i miei ideali perché sembrano assurdi e impossibili da realizzare.
Eppure me li tengo stretti perché, malgrado tutto, credo ancora che la gente sia veramente buona di cuore.
Semplicemente non posso fondare le mie speranze sulla confusione, sulla miseria e sulla morte.
Vedo il mondo che si trasforma gradualmente in una terra inospitale; sento avvicinarsi il tuono che distruggerà anche noi; posso percepire le sofferenze di milioni di persone; ma, se guardo il cielo lassù, penso che tutto tornerà al suo posto, che anche questa crudeltà avrà fine e che ritorneranno la pace e la tranquillità.  Anna Frank

27gennaio

Written by Raffaele Balivo in: Senza categoria |
gen
22
2012
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Notizie dal Giappone di padre Marco Villa missionario del P.I.M.E.

Conversioni
«Dopo il disastro di Fukushima, chiediamo ai nostri concittadini di cambiare e semplificare lo stile di vita. Oggi la maggioranza della popolazione condivide i timori per gli effetti negativi del nucleare. Altri pensano che cambiare la vita di un intero paese sia impossibile, dunque non si possono fermare le centrali. Fra Vescovi abbiamo discusso di questo, forse avremo delle critiche, ma la realtà è che il bene più grande è la tutela della vita e la salvaguardia del Creato. Abbiamo il dovere di dirlo” (Mons. Isao Kikuch, vescovo di Niigata – Giappone)

Il nuovo anno, quello del tatsu (l’anno del Drago) secondo il calendario cinese, o anche il 24esimo dell’era heisei (tanti sono gli anni da quando sali’ al trono giapponese l’attuale Imperatore Akihito), e’ cominciato cosi’ come era terminato il precedente. Una forte scossa di terromoto nel pomeriggio di Capodanno ci ha ricordato fin troppo bene tutto cio’ che e’ accaduto nell’anno scorso non si puo’ semplicemente dimenticare. Non possiamo guardare al nuovo anno semplicemente sperando che sia un anno migliore, senza gli tsunami o gli incidenti nucleari o i terremoti che hanno cambiato per sempre la vita di tantissima gente. Certo, lo speriamo tutti di non dover avere piu’ a che fare con le tragedie dell’11 Marzo 2011, ma speriamo anche che tutta questa sofferenza abbia un senso.
Alcuni giorni prima di Natale, sono stato invitato in un decanato della diocesi dove sono missionario, per la Messa del Natale dei bambini. La comunita’ cattolica che si riunisce in questa area e’ multiculturale: non si puo’ dire quale sia la maggioranza, perche’ piu’ o meno in numero uguale ci sono fedeli cattolici giapponesi, filippini, peruviani, brasiliani. Un bel riflesso di colori e lingue che rende la Chiesa che e’ in Giappone un gran bel mosaico. Al termine della Messa, una giovane donna viene a salutarmi in sacristia; l’avevo gia’ incontrata proprio l’11 Marzo scorso, quando eravamo ancora tutti spaventati dalle immagini che arrivavano dal nord-est del Paese. Nata in Malaysia, il giorno precedente aveva perso il suo unico figlio, di pochi mesi, per una rara malattia. Sia lei che il marito giapponese, dicevano di non seguire gli insegnamenti di nessuna religione in particolare, ma desideravano una preghiera “autentica” di suffragio per il piccolo, prima che si procedesse al rito della cremazione; ci eravamo accordati al telefono per le 4 del pomeriggio dell’11 Marzo. Porto dell’acqua benedetta, qualche candela, un libro di preghiere e uno di canti liturgici. In casa oltre al figlio che riposa in una piccola bara bianca, ci sono i genitori, i genitori di lui e l’incaricata dell’agenzia funebre; io non conosco nessuno di loro e loro non conoscono me, non ci siamo mai visti prima e siamo tutti senza parole per il mistero della morte degli innocenti: di quello che riposa qui in casa e di quelli che a poca distanza vengono inghiottiti dalla furia delle onde del mare. Ricordo la mia mente confusa, di aver pregato in silenzio, di aver fatto un canto e di aver letto una pagina del vangelo. E una volta terminata la preghiera, di aver chiesto alla mamma di riportare le candele e l’acqua benedetta alla chiesa. Dopo alcuni mesi le tre suore che vivono in parrocchia mi avvisano che le candele e l’acqua benedetta sono ritornate. E chi le ha portate avrebbe anche chiesto di cominciare a studiare un po’ la Bibbia ed il Catechismo per ricevere i sacramenti dell’Iniziazione Cristiana. Dalla prossima Pasqua, il mosaico della chiesa che si raduna nella citta’ di Sano, si arricchira’ anche di un tassello di Malaysia.
I vescovi del Giappone, al termine dello scorso anno si sono espressi fortemente con un messaggio rivolto a tutti i residenti in Giappone. Che i rappresentanti di un credo religioso – per altro assolutamente minoritario – si rivolgano a tutta una nazione e’ una cosa gia’ di se’ assai strana. “Il Giappone ha una sua cultura, una saggezza e una lunga tradizione di coesistenza con la natura. Se religioni tradizionali come il buddhismo e lo shintoismo vivono di un forte spirito di rispetto verso la natura, il cristianesimo insegna lo spirito di poverta’ come importantissimo. Come fedeli di Cristo, abbiamo l’obbligo di essere autentici testimoni del vangelo, attraverso uno stile semplice di vita, fatto di preghiera, di obbedienza, di distacco da se’, di sacrificio, di carita’ verso tutti soprattutto verso i poveri e i piccoli. Dobbiamo scegliere di nuovo uno stile di vita piu’ evangelico. Noi speriamo che la scienza e la tecnologia svilippino nuove forme di energia che siano coerenti con questi valori e che escludano il ricorso all’energia nucleare.”
In lingua giapponese usiamo la parola kaishin per esprimere l’idea di “conversione”: lo si scrive usando i due caratteri linguistici di “dirigere” e di “cuore”. Conversione significa cambiare, significa scegliere di dirigere il cuore verso Dio.

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gen
16
2012
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Vivere in un cimitero

Vivere se così si può dire, all’interno di un cimitero.

Nella sopra-popolata Manila, dove 2000 famiglie vivono all’interno del cimitero di Novatas. Bambini che nascono, vivono e giocano tra i morti e un fiume di rifiuti, una realtà che sfugge agli occhi di noi opulenti occidentali.

Raffaele Balivo

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gen
07
2012
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AMBIENTE E SALUTE TRA NAPOLI E CASERTA

AMBIENTE E SALUTE TRA NAPOLI E CASERTA.

SI DEVONO FAR PRESTO LE BONIFICHE !!!


I
l fenomeno dello sversamento abusivo di rifiuti pericolosi nelle nostre campagne ha causato e sta causando danni irreparabili alla salute delle popolazioni del territorio che si trova a cavallo tra le province di Napoli e Caserta (in particolare Giugliano e agro aversano).

alessandro_gatto_wwf_aversa Quello dei rifiuti, si sa, è un affare di milioni di euro, soprattutto quando si tratta di rifiuti tossico-nocivi prodotti da industrie, per lo più del nord Italia e nord Europa, che non intendono smaltirli seguendo le vie legali, troppo costose, e che si sono affidati e che si affidano tuttora ai cosiddetti ecomafiosi, cioè i criminali dell’ambiente, che hanno compromesso seriamente la salute dell’ambiente e quindi di tutte le persone che vivono soprattutto nel territorio dell’agro aversano e dell’area giuglianese. Infatti il territorio a nord di Napoli è pieno zeppo di tonnellate e tonnellate di rifiuti pericolosi per la salute dell’ambiente e degli esseri umani che ci vivono. Secondo le indagini degli inquirenti i territori suddetti costituiscono le localizzazioni più estese e più pericolose di tutta Italia. Nel territorio dell’agro aversano e del litorale domizio si contano più di 163000 (centosessantatremila) aree inquinate. Si tratta di una rete di suoli, di cave, di laghetti artificiali ed altri invasi usati come discariche illegali dove sono sversati e molto spesso bruciati rifiuti solidi di ogni genere insieme a rifiuti di estrema pericolosità, senza che vi sia alcuna coibentazione tesa ad evitare che venissero contaminate le falde acquifere e i suoli circostanti gli scarichi abusivi. Alcune delle sostanze tossiche sversate nell’ambiente sono: polveri da abbattimento dei fumi dell’industria siderurgica e metallurgica, ceneri da combustione olio minerale, morchie oleose, morchie di verniciatura, pitture e vernici di scarto contenenti solventi organici alogenati e non alogenati, fanghi da trattamento acque di processo di depurazione di industrie chimiche ed acque reflue industriali, inchiostri da scarto, melme acide, fanghi di potabilizzazione e chiarificazione delle acque e l’elenco potrebbe ancora continuare a lungo, includendo probabilmente anche rifiuti radioattivi e di pericolosità estrema. Le vittime di tutto questo losco affare sono l’ambiente massacrato da un lato e le persone avvelenate dall’altro. Il territorio interessato dalle bombe ecologiche delle cave e dei laghi artificiali ricolmi di rifiuti ha subito profonde modifiche ecologiche e strutturali che non verranno certo risanate in tempi brevi. Si tratta soprattutto di falde acquifere inquinate da veleni (metalli pesanti, idrocarburi, sostanze non biodegradabili e persistenti nelle catene alimentari, come ad esempio le diossine, i furani, policlorobifenili, ecc.) che non si sa nemmeno con esattezza quali effetti negativi possono sviluppare ai danni della salute di tutti gli esseri viventi (esseri umani inclusi ovviamente). Molti di questi agenti inquinanti presenti nel territorio dell’agro aversano hanno un alto potere mutageno (che induce mutazioni del codice del DNA), cancerogeno (che induce la formazione di cancro) e teratogeno (che induce malformazioni fetali).

Sono stati condotti degli studi (studio sull’incidenza dei tumori in Provincia di Caserta, commissionato dalla Protezione Civile, ed eseguito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dall’Istituto Superiore di Sanità, dal Consiglio Nazionale Ricerche (CNR), dall’Agenzia Regionale per l’Ambiente della Campania (ARPAC) e dall’Osservatorio Epidemiologico Regionale) in cui si è messo in evidenza che le popolazioni che vivono nella parte meridionale della Provincia di Caserta (l’agro aversano appunto) ed alcuni comuni della parte nord della Provincia di Napoli si caratterizzano per un elevato livello di mortalità per tumore dello stomaco, dei reni, del fegato, della trachea, dei bronchi e dei polmoni. Si nota, inoltre, sia negli uomini, sia nelle donne, un aumento esponenziale del rischio di mortalità e di morbilità per neoplasie. In alcuni comuni della Provincia di Caserta (lo studio non cita tutti i comuni dell’agro aversano ma indica con il comune di Aversa coinvolti tutti i comuni dell’agro che sono direttamente confinanti con Aversa, quindi Frignano, S. Marcellino, Trentola Ducenta, Lusciano, Parete, Carinaro, Teverola, Casaluce, Gricignano d’Aversa, Cesa) si registra un aumento del rischio di contrarre una patologia tumorale del 19% negli uomini e del 23% nelle donne. Lo studio precisa che l’aumento dell’insorgenza di alcuni tipi di tumori in particolare che si registra in queste zone è direttamente riconducibile alla presenza di inquinamento dovuto a discariche illegali di rifiuti industriali pericolosi e di pratiche di smaltimento illegali, come l’incenerimento in aperta campagna, che sono frequentissime in questo territorio. A tal proposito si chiede al Presidente della Regione Campania, On. Stefano Caldoro, di dare priorità assoluta ad un piano di bonifica del territorio suddetto.

 

Dott. Alessandro Gatto

Presidente WWF Campania

http://wwfaversa.myblog.it

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gen
07
2012
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NO WAR

Canzoni contro la guerra Anti-war Songs Chansons contre la guerre Antikriegslieder Canciones contra la guerra Canções contra a guerra Cântece împotrivă războiuluiAvτιπoλεμικά τραγούδια Cançons contra la guerra Пecни против войны Liederen tegen de oorlog Gerraren kontrako abestiak Amhráin in aghaidh an chogaidhSonioù a-enep d’ar brezel Sånger mot kriget Antikrigssange Antikrigssanger Antikrigssongar Antiratne pjesme Антиратне песме שירים נגד המלחמה Háború elleni dalok اغاني ضد الحرب 戦争に反対する歌 反对战争的歌曲 Savaş karşıtı şarkılar לידער קעגן די מלחמה Pieśni przeciwko wojnie Песни против войната Kontraŭmilitaj kantoj Bello adversa carmina Protiválečné písničky Protivojnové piesne Sodanvastaiset laulut Pesmi proti vojni Nhạc phản chiến Nyimbo dhidi ya vita Kënge kundër luftës Chanzuns cunter la guerra Caneuon yn erbyn y rhyfel विरोधी युद्ध गाने 전쟁에 반대하는 노래 Anti-karo dainos Kanzunetti kontra l-gwerra ต่อต้านสงครามเพลงAnti-perang lagu Candāi nyimŭd to vogēr Sõjavastased laulud Liedere teen die oorlog Пісні проти війни Guarini rehe purahéi Lög gegn stríði Mga kanta laban sa digmaan Sangir ímóti kríggi Συλλογή ᾀσμάτων καί ᾀσματίων ἐναντίον τοῦ πολέμου Wey ak khekh Aнтываенны песняй آهنگ ضد جنگ երգեր դեմ պատերազմըChante kont lagè სიმღერის წინააღმდეგ ომი Orinrárà lòdìsí ogun جنگ کے خلاف گانے ، نغمے Heeso nabadoon ah ዘፈንች እና ሙዚቃ ፀረ ጦርነት Gil’i angle o maribenMüharibə əleyhinə mahnılar Cancións contra a guerra Dziesmas pret karu Takikuna awqa awqanakuywan གཞས ཁ་ཐད་དུ དམག་འཁྲུག Antichriegs-Liedli

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gen
01
2012
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Buon Anno 2012

buon-anno Domenica 1 gennaio Maria Madre di Dio   Lc 2,16-21

I pastori, andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia.

E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.

I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.

 

 

“C’era una volta…” – “Un re!” – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era un piccolo bambino in una mangiatoia. Ma quel bambino era il figlio di Dio, che aveva ricevuto dall’angelo il nome di Gesù: “salvezza”.

Alcuni pastori (avete capito bene, dei pastori, non dei Re, Sultani, Imperatori, Comandanti…) erano intorno a lui, si stupivano e diffondevano la lieta novella.

E così ciascuno di noi non deve sentirsi una piccola goccia in mezzo all’oceano; anche noi, nel nostro piccolo, come i pastori, siamo chiamati a testimoniare e diffondere la Parola con semplici gesti quotidiani e, soprattutto, a non perdere la capacità e la voglia di meravigliarci…

 

 

Alcuni di noi lasciano morire i grandi sogni, ma altri li nutrono e li proteggono; abbiatene cura nei giorni brutti affinchè portino il sole e la luce che viene sempre a chi spera col cuore che i propri sogni si avverino. (Woodrow Wilson)

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dic
30
2011
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Semplicemente “don Tonino”

tonino_bello-vescovo <<si è fatto tardi, Giuseppe. Nella piazza non c’è più nessuno. I grilli cantano  sul cedro del tuo giardino. Nelle case, le famiglie recitano lo “Shemà Israel”. E tra poco Nazareth si addormenterà sotto la luna. Di là, vicino al fuoco, la cena è pronta. Cena di povera gente. L’acqua della fonte, il pane di giornata, e il vino di Engaddi. E poi c’è Maria che ti aspetta. Ti prego: quando entri da lei, sfiorala con un bacio . Falle una carezza pure per me. E dille che anch’io le voglio bene. Da morire.

Buona Notte, Giuseppe!>>

Tratto dal Libro di don Tonino Bello,  “La carezza di Dio”

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dic
28
2011
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QUESTO E’ UN NATALE NUOVO

presepio_2 Sì, si è fatta troppa poesia sul Natale. Si è trasformata l’Incarnazione in un’orgia di consumo. Ma la saturazione del profano, la condanna del pretestuoso, dell’inutile sta diventando una conquista. Anche questo forse è un segno di nuovi tempi. Non è il caso di essere pessimisti. C’è tutta una gioventù cristiana che non ama più commuoversi a Natale. E il povero non si lascia più sedurre dal pacco di Natale. Provate voi a preparare il famoso pranzo per i poveri: certo, il barbone è sempre pronto ad approfittarne; ma perfino il barbone sa che deve mangiare tutto l’anno e non solo a Natale. Anche l’uomo della strada ormai conosce le cifre della vergogna. Lo sanno tutti che ogni anno nel mondo muoiono per fame milioni di uomini….

Allora? Quanti Natali nella tua vita! 

Forse cinquanta, forse settanta, ottanta! Duemila Natali! Ma ai Suoi occhi mille anni sono come un giorno che è già passato. L’importante è che ogni anno succeda qualcosa e tu possa dire: ecco, questo è un Natale nuovo.                                                    (di David Maria Turoldo)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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